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Cos'è il biohacking sportivo?


Immagina di avere, da sempre, nella libreria di casa il manuale di istruzioni del tuo corpo, solo che non lo hai mai letto. Il biohacking sportivo è esattamente questo: “la possibilità di conoscere per decifrare come funziona il tuo sistema (corpo, mente, ormoni, nervi…), per allenarti meglio, per recuperare prima, per restare in forma più a lungo”. Ma soprattutto: “per performare e vivere in modo intelligente”.

E no! Non c’entrano niente le pillole magiche, le scorciatoie da laboratorio. Qui si parla di biologia e tecnologia, consapevolezza e adattamento. Il biohacker sportivo non è l’atleta che si allena di più, ma è quello che capisce quando è il momento di spingere o quando è meglio rallentare. È quello che misura, osserva e registra. Che si sveglia e nota la qualità del sonno e che sa se oggi il suo sistema nervoso è pronto per dare il massimo. È un atleta con il cervello acceso, sempre, è padrone della situazione. In pratica si tratta di “hackerare” l’ambiente intorno e dentro di sè, in modo da esercitare il controllo sulla propria biologia, ottimizzandola e aggiornandola. Il tutto sperimentando su se stessi per raggiungere determinati obiettivi di performance. 

Perché diciamolo: “se non conosci come funziona il tuo corpo, è come guidare un’auto da corsa con gli occhi chiusi”. Quindi il punto non è spremersi al massimo, ma allenarsi con più coscienza, sfruttando la tecnologia (smartwatch, fasce, app…) ma ricordando che nessun numero può sostituire l’intuito e le sensazioni personali.

Nel biohacking sportivo non alleni solo i muscoli, alleni la percezione, la risposta allo stress, la neuroplasticità, la mobilità delle fasce, il recupero profondo. È come avere un cruscotto della tua auto con tutti i tasti: “dalla qualità della tua energia al livello d’infiammazione silente, ecc.”. Ti alleni, ti monitori, ti adatti e tutto torna.

E poi c’è il mantra: “Se non misuri, non puoi migliorare”. Lo diceva già Lord Kelvin nel 1800, figuriamoci! 

Ma attenzione: “il dato non è il fine, è lo specchio”. Il vero potere sta nell’auto-osservazione consapevole, non nel feticismo da apparecchiature.

Prof. Luca Agliardi 

Il testo dell'articolo è un paragrafo del libro di prossima pubblicazione sul biohacking sportivo. 

L’educazione fisica che verrà!



In questi preoccupanti mesi di piena crisi Coronavirus, in tutti i sensi, molti docenti di Scienze motorie e sportive della Scuola secondaria si sono prodigati a dispensare materiali ai propri alunni in modi diversi per continuare le attività motorie a casa. Alcuni hanno selezionato e inviato video lezioni con programmi fisici trovati su internet, altri hanno creato uno spazio virtuale personale con esercizi e attività varie, altri ancora hanno preferito far prendere alla materia un orientamento teorico con video lezioni correlate al programma svolto. Insomma, come tutti, si sono messi in gioco e hanno anche imparato dalla rete. Le Scienze motorie hanno degli obiettivi che per il 95% sono pratici, se si considera il numero di lezioni svolte in palestra rispetto a quelle in classe; servono soprattutto per far muovere gli allievi che in questa delicata fascia d’età si muovono sempre di meno. Gli altri obiettivi vanno dal coordinativo alla conoscenza del proprio corpo a fini salutistici, ai limiti condizionali fino allo sviluppo delle capacità di relazione interpersonale. Il rischio, con l'eventuale ripresa della scuola al prossimo settembre, è che la parte pratica della materia sia sacrificata. Esiste anche il grosso problema degli asintomatici o portatori sani, che sarebbero moltissimi tra i giovani. Secondo l'Oms potrebbero trasmettere il contagio solo se presentano sintomi (febbre, raffeddore, tosse), in altri casi risulta più raro. Controllare queste variabili a scuola sarebbe veramente difficile, si pensi alla sola misurazione della temperatura corporea all'entrata. In questo periodo i protocolli dell’Istituto superiore della sanità spingono allo svolgimento regolare di attività motoria da praticare individualmente e in condizioni sicure a casa, per stimolare il sistema immunitario ad alzare le difese insieme al microbioma dell’intestino. Uno studio recente dell’Università del Minnesota (CIDRAP, Center for infectious Disease Risearch and Police) sostiene che la pandemia durerà per un arco temporale di 18-24 mesi e quando ne usciremo sarà stato contagiato il 60-70% della popolazione mondiale. Neppure il vaccino ci aiuterà da subito, ci vorrà tempo. Entrando nel merito della materia pratica che cosa possiamo fare? Innanzitutto siamo legati alle decisioni dall’alto e rientreremo solo se le condizioni lo permetteranno, ma in questi mesi diversi studi di esperti hanno rivelato quello che sarebbe possibile proporre in un’ipotesi di rientro per ricominciare l’attività motoria a scuola, magari lasciando il tempo per organizzarsi. Innanzitutto l’igienizzazione degli ambienti utilizzati e dei materiali comuni. Quello che riporto è il risultato di studi, sono un’insegnante di Scienze motorie che cerca  di capire cosa ci aspetta nel futuro e come e se è possibile muoversi. Recentemente ho letto una considerazione di un personaggio politico che sosteneva che le lezioni di Scienze motorie sono più a rischio rispetto ad altre lezioni in classe. In realtà c’è lo stesso rischio di contagio, anzi se le lezioni pratiche sono svolte all’aria aperta con certe precauzioni è ancora minore. All’inizio del nuovo anno scolastico, sempre in un'ipotesi d'inizio dell'attività, quello che dovrebbe cambiare è il modo di far lezione, adottando degli accorgimenti come la giusta distanza, l’utilizzo di dispositivi contenenti disinfettante per le mani all’entrata e uscita dalla palestra, utilizzo di guanti monouso in lattice in alcune situazioni, evitando attività di contatto (esercitazioni e discipline sportive). L'uso delle mascherine durante l'attività non sarebbe benefico per la persona secondo giudizio medico perché respirando la propria anidride carbonica si rischia l'alcalosi. Anche il livello d'impegno dell’attività dovrebbe essere da moderato a medio, ma a scuola già questo è il livello delle proposte didattiche nelle lezioni poichè non è un ambiente sportivo prettamente competitivo. Esiste uno studio recente dell’Istituto superiore della sanità (3 scienziati italiani: Dal Negro, Nisini, Matricardi) che ritiene l’attività fisica pericolosa se eseguita ad alta intensità nelle prime fasi della malattia, provocherebbe complicazioni fino a creare enormi problemi respiratori. Questo potrebbe essere un grosso problema, non tanto a livello scolastico, ma per gli sportivi agonisti, questo sembra essere uno dei motivi sul perché non ripartono i campionati sportivi ad alto livello. Un altro fattore da considerare è lo studio sui germi nell’aria, chiamati “Droplet” che significa gocciolina. Lo studio eseguito durante l’emergenza Coronavirus inerente alla dinamica di contagio Sars-Cov-2 è pubblicato sul sito www.urbanphysics.covid19.net e sostiene che gli sportivi durante un'allenamento di corsa devono stare a 5-10 mt in scia, distanza variabile in base all’andatura dell’atleta. Gli sport di contatto (pallacanestro, pallamano, calcio, pallavolo, judo, karate, ecc.) aumenterebbero la possibilità di contagio. Anche la pallavolo, molto utilizzata nelle lezioni scolastiche, creerebbe situazioni di contatto, anche se vi è una rete che divide le squadre, avvengono situazioni ravvicinate di difesa o a muro. Gli sport con la racchetta potrebbero andar bene ma senza l’avvicinamento a rete, con l'utilizzo di occhiali per impedire di toccarsi gli occhi con le mani e guanti in lattice per l’impugnatura dell’attrezzo. Inoltre, i materiali andrebbero usati individualmente (qui si potrebbe aprire una discussione sui materiali usati in comune dagli alunni a scuola che non potrebbero essere igienizzati ogni volta). Considerando tutto quello scritto finora si arriva alla conclusione che le lezioni di Scienze motorie potrebbero essere svolte ma in gruppi limitati (massimo 12-15 unità) per ridurre i contatti e scegliendo attività che permettono il mantenimento delle distanze. I tempi dovrebbero essere più lenti, ad esempio negli spogliatoi dovrebbero entrare 5/6 alunni alla volta sacrificando tempo alla lezione. La classica lezione come la conosciamo oggi per il momento va accantonata, di essa possono essere mantenute solo le fasi generali come l’avviamento motorio, la fase centrale e la fase di defaticamento. Andrebbero bene le lezioni in palestra o meglio all’aria aperta su campetti con i classici esercizi ginnici o fitness, tenendo gli alunni a distanza e magari con tappetini personali o forniti per il periodo dalla scuola. Sarebbero ottime anche le camminate aerobiche a bassa-media intensità, anche lunghe ma in pianura. Ci si deve insomma ingegnare e prestare la massima attenzione alle attività e ai movimenti degli alunni. Comunque parlare delle problematiche è importante per capire come muoversi in questo periodo, per rimanere uniti come categoria e valorizzare la nostra materia, mai come adesso serve l'impegno collettivo per uscirne. E’ importante fare, si dice “chi fa sbaglia e chi non fa critica”, naturalmente se ci sono tutte le condizioni di sicurezza per fare.

Fare sport aiuta a migliorare e mantenere la vista

Fare sport, e soprattutto andare in bicicletta, mantiene in forma ma aiuta anche a migliorare la vista. Lo rivela uno studio di due ricercatori dell'Università di Pisa e dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr pisano dove hanno scoperto come l'attività motoria possa agire anche sui processi di plasticità cerebrale, cioè la capacità dei circuiti del cervello di adattarsi in risposta agli stimoli ambientali. La ricerca di Claudia Lunghi e Alessandro Sale, pubblicata su Current Biology, riguarda in particolare un fenomeno chiamato rivalità binoculare (ovvero la percezione di segnali diversi dei due occhi) e sullo studio della plasticità del cervello quando si svolge un'attività motoria. "Abbiamo testato - spiegano i due ricercatori - gli effetti di due ore di bendaggio di un occhio su 20 soggetti adulti in due diverse condizioni sperimentali. In una i soggetti stavano seduti durante le due ore di bendaggio mentre nell'altra pedalavano su una cyclette.
E' emerso che quando i soggetti svolgevano attività motoria gli effetti del bendaggio monoculare sono apparsi molto più marcati, con un notevole potenziamento della risposta agli stimoli presentati all'occhio che era stato chiuso rispetto all'analoga risposta osservata quando erano stati a riposo". Questi risultati, sottolinea l'ateneo pisano, "hanno importanti applicazioni in campo clinico per una patologia molto diffusa e incurabile, l'occhio pigro o ambliopia, per cui l'esercizio fisico volontario si prospetta ora come una via promettente per stimolare la plasticità visiva in maniera fisiologica e non invasiva". La plasticità del cervello è massima durante lo sviluppo per poi diminuire drasticamente nell'adulto. "Questo studio - concludono Lunghi e Sale - rappresenta la prima dimostrazione degli effetti dell'attività motoria sulla plasticità del sistema visivo e ci porta a considerare l'esercizio fisico non solo come un'abitudine salutare, ma anche come un aiuto per il cervello a mantenersi giovane".

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Lo sport allunga la vita, ma troppo fa male


Un'analisi pubblicata sul Journal of american medical association riassume i principali studi sul tema. Il risultato finale: 15 minuti di arrività fisica al giorno regalano 3 anni di vita in più, mentre chi corre tre volte a settimana a passo veloce per 4 ore totali non ha alcun calo del rischio, proprio come chi non fa sport

Secondo gli esperti bastano pochi minuti di sport al giorno per stare meglio
Se lo sport è medicina, in che dose dunque dobbiamo prenderla? Da questa domanda è partito Thijs Eijsvogels, del dipartimento di fisiologia umana alla University Medical Center di Nijmegen, Paesi Bassi, in un'analisi-commento pubblicata sull'ultimo numero del Journal of american medical association-Jama.

 Bastano pochi minuti al giorno. Il ricercatore snocciola dati a profusione sui pro e i contro dell'attività fisica e riassume i principali studi condotti fino ad oggi in tutto il mondo sull'argomento; studi che danno anche risultati contraddittori quando comparati, ma che giungono a una conclusione comune: esagerare con lo sport non garantisce maggiori benefici. L'autore riporta così che 15 minuti di movimento di tipo moderato al giorno regalano 3 anni di vita in più, e se ci si sforza di più si può arrivare anche a 14 anni in più. Ad esempio, se come sport si sceglie la corsa, bastano dai 5 ai 10 minuti al giorno per ridurre il rischio di morte per malattie cardiovascolari. Chi corre per 60/90 minuti al dì si aggiudica invece lo sconto più alto di tutti, in termini di riduzione della mortalità. In particolare chi supera da 3 a 5 volte i fatidici 30 minuti di movimento quotidiano (o i 75 minuti più intensi settimanali) raccomandati dagli specialisti, ha il tasso più basso di mortalità per patologie cardiovascolari e viene premiato con 14,2 anni in più rispetto a chi non si muove.

Mai esagerare. Più ci si muove e più si sta meglio, quindi. Chi esagera, invece, non guadagna nulla di più in termini di riduzione della mortalità per patologie cardiovascolari. Alla pari dei farmaci, infatti, lo sport non è esente da effetti collaterali e 'assumerne' troppo potrebbe fare male. "Non ci sono limiti ai benefici - commenta Eijsvogels - , ma la riduzione dei rischi sembra calare ad alte dosi di attività fisica. La relazione fra dosi di movimento e salute sembra essere proporzionale alla quantità".


Lo studio. Nel Copenhagen City Heart Study, una indagine capillare riportata da Eijsvogels, è stato scoperto che la mortalità per qualunque causa era più bassa negli amanti della corsa di tipo leggero o moderato rispetto a chi non correva, ma anche che coloro che correvano 3 volte la settimana per 4 ore complessive e a passo veloce ottenevano gli stessi 'benefici' di chi non si muoveva affatto. Il caso citato come controprova è un'indagine condotta su atlete di alto livello (Millions Women Study), la quale indicava per esse la stessa incidenza di patologie cerebrovascolari e tromboembolie venose di chi non fa sport.

"Basta alibi".  Non si conoscono con certezza i limiti all'attività fisica e alcune indagini riportate hanno dimostrato qualche difetto nel metodo utilizzato, ma le dosi di sport superiori ai 100 minuti al giorno non sembrano ridurre ulteriormente la mortalità - precisa lo studioso - . L'attività fisica è di sicuro la migliore medicina per prevenire le patologie e la mortalità e queste ricerche ci dicono soprattutto che lo sport fa bene a dosi minime. Non ci sono scuse, bastano dieci minuti al dì per avere benefici", conclude Eijsvogels.



I 10 motivi per cui il cibo è assimilabile a un farmaco

Mai mischiare il latte con la frutta, così come con il cioccolato o con il te'. Preferire sempre frutta e verdura fresca, possibilmente non conservata in busta ad atmosfera modificata. Sfruttare i benefici dei batteri buoni, i probiotici, così come dei cibi naturalmente protettivi che sono alla base della dieta mediterranea ad alto contenuto di Omega 3 come il pesce azzurro e l'olio extra vergine di oliva.

Sfruttare i magnifici benefici della lattuga con i suoi importanti effetti anti infiammatori. E' l'Immunonutrizione a dirlo, con una serie di studi che svelano l'impatto del cibo sul sistema immunitario e di conseguenza sulla salute. Una scienza giovane, arrivata ora anche in Italia, raccontata da Mauro Serafini, responsabile del laboratorio di Alimenti funzionali e prevenzione dello stress metabolico presso il Consiglio per la ricerca in Agricoltura, e Emilio Jirillo, professore di Immunologia all'Universita' di Bari, nel volume ''Mangiare per prevenire''. I due esperti alzano gli scudi contro chi parla di alimentazione senza le prove scientifiche, 'alimentando' solo mode e leggende. Il principio e' quello che ogni cibo introdotto nell'organismo produce una reazione del sistema immunitario, uno stato infiammatorio che puo' essere 'spento' con la scelta dei cibi giusti, proprio come se fossero farmaci.

Queste le 10 'pillole' di Immunonutrizione da conoscere.
1. Il sistema immunitario svolge la funzione di protezione nei confronti dell'esterno ma il cibo spazzatura e' un provato rischio per malattie cardiovascolari e alcuni tipi di cancro.

2. Il consumo di alimenti ad alto contenuto calorico, grassi e zuccheri producono una risposta immunitaria che dura per circa 6-8 ore dal pasto. La buona notizia e' che il consumo di alimenti o bevande di origine vegetale con questi pasti può ridurre invece questo stress dell'organismo.

3. L'intestino contiene una massa di microbi e batteri di circa 1.5 kg costituenti il cosiddetto "microbiota" che, insieme al tessuto immune intestinale, mantiene il sistema immunitario.

4. È più la percentuale di massa grassa che non l'eccesso di peso a costituire un rischio per il cuore, cancro e diabete.

5. L'invecchiamento del sistema immunitario ha un'evoluzione inesorabile nell'anziano complicando le malattie legate all'età.Cibi con molecole attive vegetali come frutta e verdura possono prevenire o attenuare le malattie croniche infiammatorie.

6. Allergie, intolleranze alimentari e celiachia. Il cibo e' veicolo di svariati tipi di antigeni e può provocare reazioni allergiche dannose per l'organismo in qualsiasi età della vita.
E' importante eliminare fin dall'infanzia i cibi che hanno causato una reazione immunitaria avversa. Queste reazioni sono in continuo aumento per la contaminazione ambientale con l'aumento di nuove patologie legate a nickel e glutine.

7. I probiotici contribuiscono in modo significativo alla salute e al benessere aiutando a prevenire e/o migliorare allergie, infiammazioni intestinali di varia natura e alterazioni immunitarie associate all'obesità e/o all'invecchiamento. I batteri probiotici sembrano essere efficaci e utili a tutte le età e al momento non ci sono effetti avversi riscontrati.

8. I Flavonoidi. Sono ancora pochi gli studi nell'uomo ed e' ancora tutto da chiarire sull'uso delle sostanze sintetizzate.

9. Il consumo di acidi grassi polinsaturi con la dieta in maniera e' benefica sul sistema immunitario: l'olio extra vergine d'oliva e il pesce azzurro, esercita un effetto preventivo delle malattie cardio-vascolari.

10. Pochi ma buoni: le vitamine e gli oligoelementi. Sono essenziali per la regolazione di alcune funzioni vitali dell'organismo e della modulazione della funzione immunitaria, svolgendo un ruolo attivo nei meccanismi di prevenzione dei processi infettivi a tutte le età.

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Se non si mangiano proteine il corpo si autodistrugge



Auto-cannibalismo ? No grazie.

Se non vi è la giusta integrazione di proteine nella dieta  durante i periodi di allenamento pesante il corpo mangia sé stesso, almeno in parte.
Fa questo in 2 modi, uno buono e uno cattivo.
Il modo buono è rappresentato dal fatto che usa il grasso accumulato per procurarsi energia.
Il modo cattivo è rappresentato dal fatto che il corpo demolisce i propri muscoli per procurarsi energia.
In realtà, il demolire i muscoli non è negativo, dal punto di vista dell’organismo. Il corpo umano non è in grado di capire che riceve meno calorie perché vogliamo essere forti, superdefiniti, superscolpiti. Il corpo umano interpreta un regime ipocalorico come se fosse in un periodo di carestia e pertanto innesca tutti i trucchi e tutti i meccanismi di sopravvivenza di cui dispone. Il corpo “pensa” che quando ci si trova in periodi di carestia la massa muscolare sia nociva. Infatti i muscoli sono tessuti attivi, che bruciano calorie anche mentre si è a riposo.
Un Kg di muscoli arriva a bruciare fino a 100 calorie al giorno anche in stato di assoluto riposo. Pertanto il corpo “crede” (ed ha ragione) che se perderà alcuni chili di massa muscolare, avrà anche abbassato il proprio metabolismo e diminuito la propria esigenza giornaliera di calorie, aumentando le proprie capacità di sopravvivenza. E questo è proprio ciò che avviene.

A questo punto:
non solo si perdono i muscoli, ma si abbassa anche il metabolismo.
Questo non solo rende difficilissimo perdere grasso, ma è anche la sicura garanzia che non appena si tornerà a mangiare ‘normale’, si recupereranno tutti i Kg di grasso perduto, e anche con gli interessi.
Bisogna fare attenzione agli allenamenti intensi che impiegano tante serie e tante ripetizioni, infatti essendo l’allenamento un processo distruttivo (i muscoli vengono distrutti e degradati); e poiché l’anabolismo non prevale sul catabolismo, ne risulta che più ci si allena più si perdono muscoli se non vi è il  giusto apporto di proteine nella dieta. Nel caso di una dieta normale, l’allenamento distrugge e stimola la ricostruzione, che avviene in misura compensatoria.

Mentre se la  dieta è insufficiente:
l’allenamento distrugge muscoli che vengono solo parzialmente ricostruiti.
Cosa fare per costruire muscoli anche in questa fase? 

Semplice: aumentare l’apporto di proteine a fine allenamento oppure usare gli integratori di proteine.

Stretching bocciato, non previene le lesioni ai tendini e può aumentare i rischi

Stretching bocciato, non previene le lesioni ai tendini e può anche aumentare i rischi


Uno studio dell'università olandese di Groninga sconsiglia una delle pratiche più diffuse di preparazione all'attività fisica e in particolare della corsa. Promosse invece solette ammortizzanti, alcune terapie ormonali, riscaldamento e allenamenti specifici.
 

PER EVITARE le tendiniti prima della corsa è inutile allungare i muscoli appoggiati alla panchina del parco o a terra. Non vale neanche la pena di stirarsi un po’ a bordo campo prima della partita di basket o di calcio. Bocciano lo stretching i ricercatori della Medical University di Groninga, Paesi Bassi,  in uno studio pubblicato sul Journal of science and medicine in sport dove dimostrano che la metodica, fra le più comuni fra gli atleti, non previene gli infortuni ai tendini. Al contrario, in qualche caso, può essere perfino controproducente e aumentare il rischio di farsi male.
Il vantaggio delle solette. "C’è di meglio – spiega Janne Peters, a capo dell’analisi – . Hanno migliore effetto le solette ammortizzanti nelle scarpe e alcune terapie ormonali sostitutive per le sportive in menopausa. Qualche beneficio è stato riscontrato con il balance training, una forma di allenamento per migliorare l’equilibrio". Negli atleti professionisti così come nei semplici sportivi della domenica i problemi ai tendini sono fra i più comuni. "Si va dalle infiammazioni che colpiscono queste strutture che uniscono i muscoli alle ossa, note come tendiniti, agli strappi del tessuto noti come tendinopatie – precisa la specialista – .Si verificano in molte aree corporee, soprattutto alle caviglie, anche, ginocchia, inguine, schiena e gomiti. Possono essere leggeri fastidi o dolori forti e divenire ricorrenti e alla lunga invalidanti".
I punti deboli. "Il problema più comune fra chi pratica la corsa è l’infiammazione del tendine di Achille, mentre per chi fa sport che implicano molti salti, come il basket, i punti più deboli sono la rotula e il ginocchio – sottolineano i ricercatori – .Capita anche spesso che gli sportivi sottovalutino i primi sintomi, aumentando lo stretching e trascurando così il problema. Generalmente ci si rivolge agli specialisti dopo diversi mesi dall’avvio dell’infiammazione ed è più difficile recuperare".  
Evitare il 'training eccentrico'. Dalla ricerca, che ha preso in esame 10 studi dedicati alla prevenzione delle infiammazioni ai tendini con diverse metodiche, fra le quali stretching, esercizi specifici, uso di solette ammortizzanti e altre terapie, risulta che non ci sono prove che lo stretching riduca tali fastidi né li prevenga, anzi, se fatto male può fare danni. Bocciato anche il ‘training eccentrico’, in voga fra gli amanti dello sport ma che aumenta i sintomi delle infiammazioni. "Le ripetizioni eccentriche sono degli allenamenti con i pesi che aumentano la tensione muscolare in fase di allungamento e sono assolutamente controindicati per la salute dei tendini", conferma Attilio Parisi, docente di medicina sportiva alla Università degli Studi Foro Italico, Roma.
Attenzione al fai-da-te. "I benefici reali dello stretching in generale sono ancora oggi molto dibattuti – conclude Parisi – . Il problema di fondo è soprattutto che lo stretching è la specialità più 'fai-da-te' che esista e si sbaglia molto spesso ad eseguire correttamente gli esercizi di allungamento, che prevedono delle fasi di stiramento precise. Lo stretching, bene eseguito, va fatto solo dopo qualche minuto di riscaldamento e non a freddo. Va inoltre eseguito prima e dopo l’allenamento e va svolto in modo costante, altrimenti rischia di essere effettivamente dannoso".
Da "la Repubblica", articolo di Agnese Ferrara

I mirtilli preservano il cuore


Aumenta elasticità arterie, cruciale per salute cardiovascolare


Una coppetta di mirtilli al dì può contenere il segreto per mantenere il cuore sano: una piccola porzione al giorno di questi frutti, infatti, abbassa la pressione del sangue e difende l'elasticità dei vasi sanguigni, due parametri importantissimi per la salute del cuore.
Lo dimostra uno studio condotto da Sarah Johnson della Florida State University e pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics.

I mirtilli sono un frutto molto 'apprezzato' dai nutrizionisti che li consigliano per il loro elevato contenuto in antiossidanti. In passato il consumo di grosse quantità di mirtilli è stato associato a una riduzione del rischio cardiovascolare, ma si tratta di quantitativi di mirtilli (fino a 250 grammi al dì) così elevati che è inverosimile sostenere un simile consumo sul lungo periodo. Questo nuovo studio ha voluto verificare l'efficacia di quantità marcatamente più basse di mirtilli ed ha coinvolto donne da poco entrate in menopausa, una fase delicata in cui il rischio cardiovascolare aumenta inevitabilmente. Queste donne presentavano infatti già un problema di pressione alta.

Dopo aver misurato la pressione di ciascuna, per otto settimane i ricercatori hanno chiesto a metà del campione di consumare appena 22 grammi di estratto di mirtillo in polvere pari a una coppetta di mirtilli freschi. L'altra metà doveva assumere 22 grammi placebo. Tutte le partecipanti nel frattempo dovevano mantenere invariata la propria routine in fatto di dieta e attività fisica.

Ebbene alla fine del periodo di osservazione coloro che avevano assunto estratto di mirtillo vedevano ridotta la propria pressione e le pareti delle loro arterie erano divenute più elastiche, segno di buona salute. Inoltre nel loro sangue era cresciuta del 68% la concentrazione di ossido di azoto, un vasodilatatore importantissimo per la salute cardiovascolare.

Insomma, a giudicare da questi risultati bastano pochi mirtilli al giorno per proteggere il cuore.


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L'importanza della Vit.D nella prevenzione degli infortuni

La Vitamina D è di notevole importanza per il nostro corpo ed è un componente spesso molto sottovalutato in fase di integrazione, in realtà per le sue funzioni può eseere definita come un ormone.
Innanzitutto, un breve accenno all'utilità della Vitamina D nell'uomo, e in particolare nell'atleta.
Si ricorda come la Vitamina D sia essenziale per l'assorbimento intestinale del calcio e del fosforo e, quindi, rivesta importanza basilare per lo sviluppo e la robustezza delle ossa; attraverso la regolazione dell'assorbimento del Calcio essa svolge anche un ruolo chiave nella funzione neuromuscolare.
Il Calcio a sua volta, oltre alla nota importanza nelle funzioni ossee, è essenziale per la trasmissione dell'impulso nervoso, nel metabolismo tramite l'attivazione di enzimi e la regolazione della permeabilità membranale delle cellule e in ultima analisi risulti essere basilare anche per la normale funzione muscolare; infatti il Calcio è immagazzinato nel reticolo sarcoplasmatico dei muscoli e viene rilasciato quando vi è stimolo delle fibre muscolari, divenendo fondamentale per la formazione dei ponti acto-miosinici. Da questi piccoli “remainders” fisiologici si capisce quanto, per un atleta, il Calcio e di conseguenza la Vitamina D siano importanti e vadano correttamente assunti.

Si può tranquillamente dire che una diminuzione della Vitamina D comporti sostanzialmente un aumento degli infortuni.


È noto chel'assimiliazione dei pro-ormoni del gruppo vitamina D è ottenibile esclusivamente da esposizione solare oppure da dieta specifica; queste “coincidenze” portano a riflettere su un aspetto che giustificavo semplicemente con il fatto dell'aumento del numero di allenamenti e gare e all'accumulo di “fatica”. 
Sorge però una considerazione alla quale non viene di solito dato molto peso: se fosse dovuto soltanto ad un accumulo di fatica questo aumento di infortuni si dovrebbe avere solitamente verso la fine della stagione o no?


E' stato notato da studi che il periodo più critico per gli infortuni è quello di minor esposizione al sole, e quindi il periodo invernale.
Avendo stabilito che la diminuzione di vit.D potrebbe essere un fattore di rischio è utile stabilire una strategia di intervento in accordo con il medico e lo staff sanitario in modo da ridurre tale rischio e aiutare quindi i giocatori ad essere disponibili per più sessioni di allenamento.
È pertanto utile conoscere, in fase di esami preventivi, oltre che tutti i valori ematochimici più comuni quali CPK, Testosterone, GH, TSH, Cortisolo, ecc, anche la condizione delle vitamine A,C,E (antiossidanti) e D. Sono esami che possibilmente dovranno essere ripetuti a cadenza regolare per poter conoscere la situazione individuale dell'atleta e intervenire adeguatamente con una integrazione ad-hoc e individualizzata.
In natura sono poche le fonti alimentari che contengono la vitamina D, e quindi possiamo sicuramente consigliare, nel periodo di carenza di esposizione solare, un consumo dei seguenti alimenti: 
  • Olio di fegato di merluzzo (il più ricco di vit.D)
  • Salmone
  • Aringhe
  • Latte
  • Uova
  • Fegato
  • Verdure verdi (piccola percentuale di vit.D)

Sollevare pesi migliora la memoria

Per migliorare la memoria a lungo termine bastano 20 minuti di sollevamento pesi. A stabilirlo è uno studio pubblicato su Acta Psychologica da un gruppo di ricercatori del Georgia Institute of Technology guidato da Lisa Weinberg, secondo cui per sfruttare i benefici dell'attività fisica in termini di capacità mnemoniche, già evidenziati da studi passati, non è necessario essere atleti in grado di correre per lunghe distanze: anche esercizi di resistenza, dal sollevamento pesi al piegamenti sulle ginocchia, possono permettere di ottenere buoni risultati.

In particolare, questo nuovo studio ha rilevato un miglioramento del 10% della memoria a lungo termine dei partecipanti che dopo essersi impegnati a memorizzare delle immagini si sono allenati su una macchina per il sollevamento di pesi con le gambe. Non solo, analizzando campioni di saliva forniti da ogni partecipante è stato rilevato un aumento dei livelli di alfa-amilasi, un marcatore della presenza di una molecola nota per il suo legame con lo stress, la noradrenalina. Ciò suggerisce, come altri studi condotti in passato, che gli stress acuti possano contribuire a migliorare la memoria.

Minoru Shinohara, coautore dello studio, ha commentato i risultati sottolineando che ora che è stato scoperto che l'attività fisica di resistenza è associata al miglioramento della memoria a lungo termine nei giovani adulti in buone condizioni di salute è possibile “cercare di determinare la sua applicabilità ad altri tipi di memoria e il tipo e la quantità ottimale di esercizio di resistenza in diverse popolazioni. Queste – precisa il ricercatore – includono gli anziani e le persone con disturbi della memoria”.